Protocollo Coimbra | Vitamina D

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Nel totale rispetto della libertà di cura di ciascun paziente e per deontologia professionale Le Farmacie Severi vogliono informare che il Laboratorio Galenico della Farmacia Severi, solo dietro assoluto controllo medico, realizza le preparazioni di vitamina D3 con i dosaggi previsti dal protocollo Coimbra. Attualmente in Italia sono solo due i medici che applicano il protocollo Coimbra, a Grosseto vengono prescritte dal Dott. Giordo che settimanalmente si reca nella nostra città.

Che cos’è il Protocollo Coimbra?

Il Protocollo Coimbra è il protocollo medico messo a punto dal Dottor Cicero Coimbra (attualmente Associate Professor Department of Neurology and Neurosurgery Federal University of Sao Paulo (UNIFESP) Laboratory of Clinical and Experimental Pathophysiology)

Il Protocollo si basa sulla somministrazione prolungata di alte dosi quotidiane di vitamina D. Studi pilota per valutare l’effetto di queste somministrazioni sono stati pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche e si basano sulla valutazione del decorso clinico di molte malattie autoimmuni. Sono stati condotti anche studi sugli effetti anti-cancro della vitamina D.

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Di seguito un intervento ufficiale e chiarificatore emanato dallo staff del Dottor Cicero Coimbra nella persona della Dottoressa Rita Sinigaglia Coimbra:

“Si sottolinea che è di fondamentale importanza la partecipazione dei medici nel protocollo e la funzione dei gruppi è quella di rafforzare l’informazione sull’importanza della vitamina D per le malattie autoimmuni. Sempre rispettando la libertà di ogni paziente, l’obiettivo è quello di cercare una strategia che possa migliorare la salute. Dobbiamo rimanere concentrati per garantire la sopravvivenza del protocollo dal punto di vista medico-scientifico. Se non fosse questo il nostro punto chiave, il protocollo stesso, ben presto, non esisterebbe più. Ogni medico ha la libertà di offrire il trattamento che ritiene più appropriato per il paziente, cosi come il paziente è libero di scegliere il medico e il trattamento che preferisce. Attualmente ci sono diverse notizie e correnti nella Nutrizione. Ciascuna contribuisce in qualche modo alla salute generale.

Tuttavia, il nostro obiettivo è il perfezionamento di una strategia semplice che si è dimostrata efficace nel trattamento delle malattie autoimmuni, con il minore onere finanziario possibile, in modo che anche le persone a basso reddito possano trarne beneficio. In questo contesto, la vitamina D ha dimostrato di essere la soluzione per la comprensione di questo fenomeno e il trattamento dei pazienti interessati.

Sono stati necessari numerosi studi e tanto lavoro per la comprensione del meccanismo generale della autoimmunità e il suo rapporto con la resistenza alla vitamina D.

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Cicero spiega nei suoi consulti che il 95% dei risultati positivi del protocollo sono dovuti a dosi elevate di vitamina D in combinazione con abbondante idratazione e la restrizione del calcio nella dieta. Tutto il resto del trattamento è ausiliario, stimando che contribuisca soltanto in misura del 5% sul risultato finale. Pertanto, coloro che non prendono il preparato galenico, il DHA, l’olio di lino ecc, non smetteranno di rispondere al trattamento solo per questo motivo. Questo è ciò che dev’essere ben chiaro.

Tutti già sappiamo che il recupero delle lesioni neurologiche dipende del tempo di evoluzione della malattia e dall’ ”età” della lesione. Lesioni recenti sono più facilmente reversibili visto l’effetto immuno-regolatore e neuro-rigenerativo della vitamina D. A conferma di ciò sta la casistica dei pazienti a basso reddito – ricevuti  gratuitamente – occasionalmente – che si limitano all’uso della sola vitamina D. Se loro rispondono ugualmente al trattamento? Naturalmente !”

La Vitamina D e il trattamento

Inizialmente la vitamina D interrompe la continuità dell’aggressione autoimmune. Parallelamente, la vitamina D passerà ad aiutare nel recupero delle lesioni che sono apparse più recentemente. Perciò questioni come se le alte dosi di vitamina D siano necessarie per il resto della vita del soggetto o sui fattori che ostacolano l’azione della vitamina D sono le questioni più rilevanti per noi in questo momento. Il protocollo sviluppato negli ultimi dieci anni non comprende la restrizione dell’assunzione di glutine nella dieta.

È importante precisare che il trattamento può non produrre tutto l’effetto benefico su un piccola percentuale di pazienti.

In una minoranza di pazienti che non hanno beneficiato appieno del trattamento sono stati individuati i seguenti fattori interferenti:

  • Persistenza di un elevato grado di disturbo emotivo (come irritabilità e depressione, spesso in reazione alla presenza di lesioni precedenti potenzialmente irreversibili o solo parzialmente reversibili); lo stato emotivo positivo, ottimista, sembra favorire fortemente il recupero delle lesioni.
  • Abitudine a bagni eccessivamente caldi (+ Fenomeno diUhthoff http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Uhthoff)
  • Tabagismo
  • Uso frequente di bevande alcoliche, soprattutto distillati
  • Infezioni frequenti, come le infezioni urinarie derivanti da vescica neurogena (abbiamo cercato di sviluppare strategie preventive) Per ciascuno di questi fattori che interferiscono con il trattamento, ci sono misure da adottare. In questo senso i pazienti sono stati opportunamente istruiti nella gestione della situazione.
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Vale ricordare che la vitamina D è un ormone – e gli ormoni sono sostanze potenti, ancora di più quando consideriamo il numero impressionante di geni regolati da questo ormone in particolare. La letteratura medica-scientifica ha affrontato con crescente interesse il ruolo della vitamina D per la salute umana. I portatori di malattie autoimmuni hanno una RESISTENZA alla vitamina D. Perciò il sistema immunitario di queste persone è SREGOLATO e per questo attacca il proprio corpo.

La vitamina D è una sostanza immuno-regolatrice eccezionale, capace di regolare la risposta immunitaria agli standard normali, a differenza dei farmaci convenzionali che promuovono l’immunosoppressione.

I pazienti ricevono alte dosi di vitamina D calcolate dal medico specificamente per ogni individuo, in base a diversi criteri clinici e di laboratorio, proprio perché i pazienti presentano gradi variabili di resistenza alla vitamina D per ragioni genetiche. Pertanto il trattamento (o protocollo) cerca di sconfiggere la resistenza genetica all’azione della vitamina D con la somministrazione di alte dosi adattate alle esigenze di ogni individuo associate alla restrizione di calcio e ad abbondante idratazione”.